La cittadina ivoriana chiede al Tribunale dei Ministri di essere ascoltata nel caso Almasri. “Non vedrò mai un Tribunale ascoltare la mia storia, né vedrò mai i responsabili rispondere delle loro azioni. Non voltate lo sguardo lasciandomi sola con le mie ferite. La giustizia non è solo un diritto, ma una necessità per guarire. Senza di essa, rimango intrappolata tra dolore e impotenza”.
Una richiesta cruciale è stata avanzata dalla cittadina ivoriana, vittima di gravi violazioni dei diritti umani, in relazione alla vicenda del rimpatrio di Almasri, presunto torturatore libico. La donna ha ufficialmente chiesto di essere ascoltata dal Tribunale dei Ministri in qualità di persona offesa, al fine di portare la sua testimonianza e contribuire all’accertamento della verità. La donna, sopravvissuta alle atrocità delle carceri libiche, ha denunciato lo Stato Italiano per omissioni e favoreggiamento, accusandolo di non aver rispettato l’obbligo di consegnare Almasri alla Corte Penale Internazionale (CPI).
La richiesta della vittima di essere ascoltata rappresenta un passo fondamentale, offrendo un contributo essenziale al processo investigativo. La richiesta di audizione è attualmente al vaglio delle autorità competenti, che stanno esaminando il caso.
Il rimpatrio del presunto torturatore, avvenuto su un volo di Stato Italiano, la mancata consegna agli organi di giustizia Internazionale ha lasciato la vittima ivoriana senza la possibilità di ottenere Giustizia per i gravissimi crimini subiti.
Secondo l’avvocato Bitonti – legale della vittima “il diritto di ottenere giustizia per le vittime di reati è un pilastro fondamentale del diritto internazionale e nazionale. Tale diritto garantisce che chi ha subito un torto possa accedere a un sistema legale equo, trasparente e imparziale, con l’obiettivo di ristabilire la dignità della vittima, punire i responsabili e prevenire ulteriori abusi. È una questione di grande importanza etica e sociale, perché riconoscere e tutelare questi diritti non solo restituisce dignità alle vittime, ma rafforza la fiducia nell’intero sistema di giustizia”.