Concetta Iannibelli, Componente Pari Opportunità Regione Basilicata, ha inviato una lettera aperta alla Commissione Pari Opportunità della Regione Basilicata e alla società civile dopo la decisione del Tar Basilicata di annullare alcune nomine della Commissione regionale per le pari opportunità autorizzate dal Presidente del Consiglio regionale Carmine Cicala.
Buongiorno alla Commissione Pari Opportunità Regione Basilicata e alla società civile.
La vicenda della sentenza TAR ha colpito la mia persona sia sotto l’aspetto umano sia sotto quello professionale.
Non nascondo il rammarico e il disappunto nutrito da donna di legge per le motivazioni addotte in sentenza, che, in ogni caso, allo stato, ritengo dover rispettare.
La mia professione non mi porta per natura ad essere giustizialista, né attendista.
Sono convinta che in tutte le cose bisogna agire secondo il principio di ora e non dopo (hic et nunc), affinché le persone escano dalla vicenda per come realmente sono nella vita ora e prima.
Per questo, dopo aver aspettato invano, un comunicato stampa della nostra Presidente o, quantomeno, un messaggio Whats-App e/o qualunque cosa che rappresentasse il suo punto di vista in favore, o comunque, a sostegno delle Commissarie uscenti, ho deciso di scrivere e richiedere la vostra attenzione comunicandovi quello che penso allo stato facendo, allo stato, tesoro delle esperienze maturate.
Premettendo la simpatia ed il rispetto da me nutrito nei confronti del l’avv. Morena Rapolla, di cui conosco il profilo professionale e il curriculum di settore, non sono condivisibili le ragioni e le motivazioni addotte in sentenza, fondate, soprattutto, sulla mancata “rappresentatività” delle associazioni che dovrebbero essere escluse dalla composizione dell’attuale commissione. La mancata costituzione in giudizio delle resistenti e la costituzione di “mero stile” della Regione Basilicata – non ha approfondito la tematica sollevata dalla ricorrente-, hanno fatto sì che la sentenza, a mio modesto parere, restituisse un quadro della vicenda assolutamente incomprensibile, impostato su un aspetto numerico e facesse applicare un provvedimento che non restituisce ai consociati la Verità, quella a cui tutti gli uomini di diritto, in uno Stato di diritto, dovrebbero anelare.
Solo a mo’ di esempio, non nascondendo l’affetto e la stima professionale che mi lega all’amica Medico Cardiochirurgo Eugenia La Sorella, l’associazione Inner Wheel che l’ha presentata per la nomina, è l’unica associazione che partecipa al tavolo dell’ONU come rappresentanza femminile delle donne medico nel mondo, eppure nella sentenza, per lei, si parla di difetto di rappresentatività secondo i canoni dello Statuto perché detta associazione ha una modesta (consistenza numerica 49 associati), in confronto con quella vantata dall’associazione ricorrente.
A parte che non è dato saperechi ha realmente vagliato l’effettivo numero di iscritti di tutte le associazioni…concorrenti anche ai fini della valutazione giurisdizionale né la metodologia seguita per gli altri criteri di selezione.
Poi, credo che, di certo, sia veramente poco rispettoso (in generale per tutte le escluse) concepire il giudizio di rappresentatività sulla base di questo solo criterio a fronte di percorsi storico-sociali che hanno visto le associazioni in esclusione fortemente impegnate nella solidarietà e nella sussidiarietà.
Ed ancora!
È interessante parlare dell’esclusione della commissaria Antonella Viceconte, rappresentante del CIF (Presidente Provinciale del CIF Basilicata).
E’ notorio a tutti, o almeno dovrebbe esserlo, che il CIF è un movimento politico nazionale e storicamente rappresentativo di un mondo che ha sempre difeso dal 1945 il parterre femminile e tutte le idee e rivendicazioni che lo hanno attraversato nel corso di diversi decenni. Pertanto, una rappresentanza di questo mondo , che sia Antonella o una sua sostituta, non può non essere presente e sedere ad un tavolo di siffatta Commissione, atteso che rappresenta una voce più che adeguata delle donne e delle loro istanze.
Non condivido, pertanto, ma rispetto come Istituzione, il comportamento nella vicenda della nostra Presidente, da cui, mi spiace dirlo, come professionista e donna, non mi sento assolutamente rappresentata.
Non ho condiviso che Ella avendo (si presume) acquisito notizia della pubblicazione della sentenza (ne parlavano già social, testate giornalistiche ed altro), non abbia notiziato subito il gruppo delle commissarie del contenuto del PQM della sentenza. Appare molto strano, lasciatemi passare il mio disappunto, che Lei si sia espressa solo il giorno dopo, a seguito di mio messaggio sul gruppo Whats-App del CRPO, facendo apparire come se si parlasse delle solite notizie apprese sulla stampa riguardanti donne e situazioni distanti da noi.
In realtà, sempre a mio modesto parere, si trattava, fino a prova contraria, delle Commissarie appartenenti ad un’Istituzione da difendere e garantire sino alla definitività della sentenza, commissarie che hanno reso possibile e contribuito, anche alla nomina della stessa Presidente conferendole laleadership del gruppo!
Senza, poi, trascurare che, la decadenza, a seguito di sentenza, delle Commissarie ritenute illegittimamente nominate, dovrebbe comportare necessariamente, per legge, la decadenza dell’elezione dell’attuale Presidente con conseguenziale rinnovo della carica (restituendo parità di condizioni per tutte le nominate!)
A dovere di morale, mi preme dire a tutte le Commissarie e alla Società Civile della Regione Basilicata, che la scelta più adeguata in questo momento, per come sono andate le vicende sin dalle prime attività della Commissione, sarebbe quella che tutte noi, prendendo atto della situazione così inficiata, oserei dire inquinata, decidessimo di rimettere le nostre cariche istituzionali affinché la Regione ripetesse nuovamente con il bando per valutare la validità e la rappresentatività di ogni Commissaria nominata ed anche quelle da nominare, eventualmente, in sostituzione.
Questo non sarebbe solo un atto dovuto sotto il profilo morale e di solidarietà nei confronti delle Professioniste uscenti ma sarebbe un modo per restituire alla società lucana, un esempio di correttezza e di onestà intellettuale.
Mi preme dire che il rammarico più forte per quanto mi riguarda é per il tempo perso fino ad oggi.
Infatti, sostanzialmente la Commissione non ha avuto il tempo. la capacità e la possibilità di lavorare per lo scopo per cui è stata nominata.
Mi sento di dire che aldilà della libertà che ognuno ha di ricorrere all’Autorità giudiziaria per vedersi riconoscere il proprio diritto leso, chi ha ricorso, forse, non ha valutato fino in fondo, quanto sarebbe stato importante rinunciare ad unproprio individualismo pur se leso, per un bene superiore che è quello comune, appartenente ad una società che ha bisogno di protezione e di istituzioni caratterizzate da solidarietà e sussidiarietà (donne, minori, famiglia, parità nel lavoro etc etc).
Non posso, ancora, nascondere la delusione provata all’interno del gruppo giacché, a parte pochi commenti di solidarietà nei confronti delle colleghe Commissarie uscenti, nessuna di noi ha preso posizione rispetto alla vicenda e nessuna di noi ha espresso in modo incisivo il proprio punto di vista rispetto all’inevitabile ulteriore stop delle attività, che di certo sarà ancora più lungo rispetto a quello già subito nel passato, anche a causa del periodo emergenziale…
Io spero che voi non prendiate questa mia lettera come una volontà di incidere sulle vostre posizioni ma capiate che, come è mio costume tutto quello che é nei miei pensieri ed è il mio punto di vista mi piace esprimerlo senza retropensieri o strategie nascoste.
Ribadisco, infine, di essere consapevole di quanto questa Commissione sia nata sotto una cattiva stella e che l’unica modalità per restituire alla società un reale esempio di buona azione sia quella di rimettere le cariche Istituzionali e di consegnare al Presidente Cicala la possibilità di riformulare le nomine, correggendo gli eventuali errori, fatti in buona fede, e ricomponendo la Commissione onde evitare altri alibi distrattivi emersi a seguito della sentenza del Tar.
Questa non è una storia negativa appartenente alla destra di maggioranza o alla sinistra di minoranza, qui ognuno ha dimostrato debolezze e l’unico modo per riparare sarebbe una strategia trasversale di risanamento degli errori fatti, andando al di là del mero esercizio di potere.
Concludo augurandomi che le mie parole non rimangano lettera morta o non siano espresse invano e che siano accolte da tutte le Commissarie, e non solo, con quella lealtà professionale che mi ha sempre portato ad esprimermi in maniera diretta sul gruppo e nelle sedi istituzionali, anche a costo di perdere tutto.
Concludo sperando che tutte le Commissarie riflettano su quanto da me detto e che esprimano, lontano da personalismi, pensieri positivi affinché insieme si possa restituire all’esterno un progetto comune che ripari la “debole”figura che fino ad oggi, per varie motivazioni, la Commissione ha dato alla società comune, pensando che l’unico obiettivo che lo stesso ente istituzione deve per perseguire, tenendo sempre a mente l’articolo 3 della Costituzione, sia che tutti i cittadini abbiano pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, di lingua e di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Con affetto e stima