Il materano Eustachio Antezza in una nota commenta la proposta del referendum con il quale si vuole trasferire Matera in Puglia. Di seguito il testo integrale.
Ritorno in Terra d’Otranto?
Il dibattito aperto dai promotori della proposta di far tornare Matera in “Terra d’Otranto” ha fatto tornare alla mia mente il concetto kierkegaardiano di “conoscere da dove veniamo per scegliere dove andremo”.
L’analisi non può che iniziare dalla riflessione di quello che è lo stato attuale, ovvero;
1) sono in Basilicata;
2) mi dicono che sono lucano.
Mi sorgono spontanee due domande. Perché non sono un “basilicatese”? Oppure perché la mia regione si chiama Basilicata e non Lucania? La riflessione non può che spostarsi sulla necessità di sapere cos’è la Lucania e cos’è la Basilicata, e, a questo punto, sapere anche cos’è la Terra d’Otranto.
Lucania. Prima che i Romani conquistassero i territori italici iniziando l’opera di creazione dell’Impero Romano, la penisola era abitata da vari popoli che abitavano i loro territori. La Lucania non coincideva con la attuale Basilicata: essa iniziava dalla costa tirrenica compresa tra Scalea e Paestum (pertanto conteneva gran parte della provincia di Salerno (il Cilento) e terminava sulla costa ionica compresa tra Metaponto e Sibari; inoltre non conteneva il Vulture-Melfese (che costituiva la parte meridionale dei territori sanniti, fino a Venosa e Forenza) ed era delimitato a nord-est dal fiume Bradano, per cui i territori di Irsina, Matera e Montescaglioso, essendo collocati oltre il fiume Bradano, non erano territori lucani. Oltre il Bradano cominciava a estendersi la Peucezia, che arrivava fino al mar Adriatico ed era delimitata da un lato dall’Ofanto e dall’altro lato dalla linea ideale che può tratteggiarsi unendo Borgo Egnazia a Palagiano (la Peucezia confinava da un lato con la Daunia e dall’altro con la Messapia. I centri abitati peuceti erano dislocati lungo due dorsali: una dorsale seguiva una linea adriatica seppur non costiera, con le città di Rubi (Ruvo di Puglia), Butuntum (Bitonto), Celiae (Ceglie del Campo), Azetium (Rutigliano); l’altra dorsale era murgiana, con le città di Silvi (Gravina in Puglia), Matheola (Matera) e Genusia (Ginosa). Vi era inoltre una località in zona centrale (Turiae, nei pressi di Gioia del Colle) che costituiva un punto d’incontro importante per le relazioni e i commerci. Nel museo Jatta di Ruvo di Puglia troviamo interessanti reperti della vita in territori peuceti e degli scambi economici che avvenivano al proprio interno e con i territori limitrofi.
Basilicata e Terra d’Otranto. Dopo il regno ostrogoto, i bizantini cercarono di riconquistare l’Impero Romano di Occidente. Dopo una prima fase di grandi successi, dovettero diminuire la presenza di forze militari a causa delle sconfitte che stavano subendo in medio oriente. In questo contesto si inserì l’invasione dei Longobardi, che si spinsero a sud conquistando il Sannio. L’Impero bizantino reagì militarizzando l’Italia meridionale, accentrando i poteri nelle mani dei comandanti militari (chiamati basilikòs), per cui essi avevano un potere vasto e davano conto direttamente all’imperatore. Gli scontri tra le armate bizantine guidate dal basilikòs e le armate longobarde si susseguirono con alterni successi, e in una fase di parziale inseccesso delle forze bizantine fu creato il “Thema di Terra d’Otranto” che arrivava fino a Taranto (persino Mottola e Palagiano ne erano estranee), thema che successivamente entrò a far parte del thema di Longobardia con capitale Bari. Gli scontri continuarono per alcuni secoli, con l’aggiunta della ulteriore forza belligerante costituita dagli Arabi, ma poi vennero i Normanni che sconfissero le precedenti potenze e conquistarono l’Italia Meridionale. Nella organizzazione dei territori conquistati dai normanni fa la sua comparsa una zona denominata “Basilicata”, nome che deriva da quello del funzionario bizantino basilikòs che amministrava in precedenza quei territori. Quando il regno normanno pervenne, per eredità, all’imperatore Federico II di Svevia, costui, per amministrare i territori in maniera più congeniale ai suoi interessi, li suddivise in “Giustizierati” e creò il Giustizierato di Terra d’Otranto (chiamato comunemente Terra d’Otranto) includendovi, oltre al Salento, alcuni altri territori tra cui Matera. L’appartenenza di Matera alla Terra d’Otranto rimase fino al XVII secolo, quando, con Irsina e Montescaglioso, fu annessa alla Basilicata.
Da quanto innanzi esposto, appare evidente che la Lucania è un luogo antropologico (cioè abitato da persone aventi comunanza di usi, tradizioni, cultura, linguaggi, ecc.) a differenza della Basilicata e della Terra d’Otranto che sono entità politico-amministrative (cioè create per meglio rispondere agli interessi del governante di turno).
Che l’attuale confine tra Basilicata e Puglia sia un artificio che divide anziché unire è facile rilevarlo da diverse situazioni. Ad esempio, la via Appia antica che percorreva l’area murgiana, in contrada Jesce viene frammentata in pezzetti che ora sono in una regione e ora nell’altra. Emblematico è addirittura il caso della Mermec Spa (ex Ferrosud) dove il confine tra le due regioni passa all’interno dell’azienda (chiediamoci se sia sbagliata la presenza dell’azienda o se sia sbagliato il confine imposto)!
Dopo queste riflessioni, è inevitabile che ci chiediamo se la classe politica della Basilicata armonizzi gli interessi del territorio lucano con quelli di Matera e dintorni. A mio parere, la scelta dei governanti di considerare Matera città del turismo e far divenire Potenza città dei servizi, è un pugno nello stomaco. Una vocazione turistica è congenita a una città per le sue peculiarità specifiche, mentre far divenire una città “luogo dei servizi” significa destinarle molte risorse e favorirne lo sviluppo in maniera spropositata rispetto ai territori circostanti. E noi materani, per godere di servizi, dobbiamo sempre andare a Potenza? O dobbiamo andare alla vicina Puglia? O dobbiamo migrare?
Mi sembra che ci sia grande miopia nei nostri governanti, come appare anche dalla riflessione che potremmo fare sull’annosa questione del collegamento alla rete ferroviaria nazionale. Si dibatte tra l’ipotesi di creare un collegamento diretto con Bari (sarebbe un immenso spreco di soldi, costerebbe molto meno potenziare tantissimo la linea FAL) e l’ipotesi, altrettanto disastrosa sul piano dell’uso delle risorse, di creare il collegamento con Gioia del Colle: la prima ipotesi realizzerebbe un duplicato della linea attuale, e credo che al viaggiatore non farebbe differenza se la littorina sarebbe FAL oppure FS, la seconda ipotesi creerebbe un collegamento con una città prossima a Taranto (ma non c’è già Metapomto?) e che, per il collegamento a Bari, aumentando la distanza e i tempi di percorrenza, violerebbe un principio fondamentale dell’economia, cioè quello di ottenere un risultato col minimo sforzo.
Possibile che a nessun politico locale venga in mente che un collegamento che guardi al futuro e allo sviluppo del territorio sia quello di immaginare una linea bradanica, simile a quella stradale esistente, che colleghi Metaponto al nord Italia passando per Matera e Foggia? A chi non piacerebbe un collegamento diretto tra Matera e Milano o Torino o altre località?
In tutta sincerità, attenzione vera per Matera da parte dei governanti regionali non ne vedo, per cui io sarei orientato a tornare nella terra di appartenenza culturale. Però, per favore, non ditemi di tornare in Terra d’Otranto, che anch’essa non è la nostra. Diciamo semplicemente che vogliamo tornare a casa.