Fim, Fiom e Uilm: Nessuna chiarezza sulla fermata di Eni mentre nell’indotto si verificano gravi forzature contrattuali. Di seguito la nota integrale.
Durante l’ultimo Tavolo della Trasparenza con Eni ci aspettavamo che venisse finalmente fatta chiarezza sulla prossima fermata dell’impianto o che Confindustria Basilicata convocasse un incontro per illustrare le modalità delle stessa. Nulla di tutto questo è accaduto.
Nel frattempo, la situazione nell’indotto Eni sta diventando sempre più grave. Mentre si parla di sicurezza, in Italia assistiamo a tragedie sul lavoro come quella di Calenzano, con morti che dovrebbero far riflettere tutti. A questo si aggiunge uno stato di agitazione crescente, con scioperi e flessibilità bloccata a causa del mancato rinnovo del Contratto Nazionale dei Metalmeccanici.
A complicare ulteriormente il quadro, emerge che la fermata dell’impianto di Viggiano è prevista in un lasso di tempo estremamente lungo: dal 10 marzo al 31 maggio, inclusi i giorni festivi, ad eccezione di alcune festività pasquali e alcuni ponti. E le aziende dell’indotto, con il beneplacito di Eni , hanno il coraggio di modificare l’orario di lavoro in maniera unilaterale , addirittura “alzando anche la voce “ pensando esclusivamente al proprio tornaconto non solo economico ma anche dí squallido accredito nei confronti della loro committente.
Ci chiediamo: è davvero così difficile organizzare questa fermata con il normale orario di lavoro di 8 ore? Chiedere il rispetto delle regole è davvero troppo? O dobbiamo continuare ad accettare condizioni di lavoro che ricordano quelle di un’industria da Terzo Mondo?
Diffidiamo le aziende dell’indotto, Eni e Confindustria Basilicata dal proseguire su questa strada. Se queste pratiche antisindacali dovessero continuare, le denunceremo agli organi competenti. La rimodulazione degli orari di lavoro senza accordo sindacale è inaccettabile e va contro i diritti dei lavoratori.
Facciamo appello all’Ispettorato del Lavoro affinché vengano effettuate tutte le verifiche necessarie. E soprattutto, invitiamo i lavoratori a non cedere alle pressioni individuali: il valore del collettivo, del Contratto Nazionale e della sicurezza sul lavoro deve essere difeso con fermezza. Non permettiamo che gli interessi economici delle singole aziende calpestino i diritti e la dignità di chi lavora. Fim, Fiom e Uilm