Pensioni, Summa (Spi Cgil): dal 2027 oltre 44 mila lavoratori e lavoratrici senza reddito e senza retribuzione a causa dell’adeguamento automatico delle pensioni. Nuovi esodati che si aggiungerebbero ai già 33 mila pensionati lucani che vivono con 500 euro al mese percependo la pensione minima e sotto la soglia di povertà”. Di seguito la nota integrale.
“Oltre 44 mila lavoratrici e lavoratori che hanno aderito negli ultimi anni a misure di uscita anticipata, per effetto dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, rischiano di ritrovarsi dal primo gennaio 2027 senza reddito e senza contribuzione. Nuovi esodati che si aggiungono in Basilicata ai già 33 mila pensionati che vivono con 500 euro al mese percependo la pensione minima. In una regione dove il 23,6% della popolazione è sotto la soglia di povertà, ciò significherebbe nuovi poveri”. È quanto denuncia il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, Angelo Summa, commentando il dato dell’analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale.
Il responsabile delle politiche previdenziali della Confederazione, Ezio Cigna, spiega che “se il Governo non interverrà, 19.200 lavoratori in isopensione e 4.000 con contratto di espansione si ritroveranno con un vuoto di tre mesi senza assegno, senza contributi, senza tutele. Parliamo di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole, firmando accordi con aziende e fondi, basati su date certe di accesso alla pensione. A questi si aggiungono altri 21.000 lavoratori usciti con i Fondi di solidarietà bilaterali, per i quali, seppur con impatti diversi, si configura comunque un possibile vuoto di copertura previdenziale”.
Cigna ricorda che, come la Cgil aveva già denunciato a gennaio, “in assenza di interventi correttivi, nel 2027 il requisito per la pensione anticipata salirà a 43 anni e 1 mese di contributi (42 anni e 1 mese per le donne), mentre la pensione di vecchiaia passerà da 67 a 67 anni e 3 mesi. Un ulteriore ostacolo per migliaia di lavoratrici e lavoratori, che rischiano di non vedere riconosciuto il diritto maturato in base alle regole precedenti”.
Ma il problema non si esaurisce con il 2027, riguarda anche gli anni successivi, e più in generale l’impianto stesso del sistema previdenziale. “Gli effetti dell’adeguamento alla speranza di vita – dichiara Angelo Summa – pesano già oggi sulle nuove generazioni, costrette a posticipare sempre di più l’età della pensione e a fare i conti con assegni sempre più bassi, a causa della progressiva riduzione dei coefficienti di trasformazione. Un meccanismo che rischia di minare la fiducia dei giovani nel sistema pubblico e di accentuare disuguaglianze già profonde, specialmente al Mezzogiorno e in Basilicata, i cui residenti secondo gli ultimissimi dati Inps presentano sia gli importi delle pensioni sia i redditi pensionistici più bassi rispetto al totale nazionale. È inaccettabile – sostiene Summa – che più della metà delle pensioni sia sotto la soglia della dignità in Basilicata. Il Governo Meloni non solo non ha superato la legge Fornero ma nei fatti è riuscito addirittura a peggiorarla azzerando ogni forma di flessibilità in uscita e tagliando la rivalutazione: serve una riforma vera, che garantisca pensioni adeguate e dignitose, soprattutto per le donne e i giovani che spesso hanno carriere discontinue o lavori precari. Servono certezze per chi lavora oggi, per chi ha lavorato e per chi lavorerà domani. Bisogna ripartire dal lavoro: dal contrasto alla precarietà, dal riconoscimento della continuità contributiva, dalla costruzione di un sistema previdenziale giusto e universale. Per questo – conclude Summa – i referendum promossi dalla Cgil sono fondamentali, perché senza lavoro dignitoso non c’è futuro né per le pensioni né per il Paese. Per questo l’8 e il 9 giugno sarà importante votare sì ai cinque referendum”.